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IMPRESA CANCELLATA? CHE FARE?
 

La Corte di Cassazione, Sez. III, con sentenza n. 17564/2013, è tornata sullo spinoso argomento dell’efficacia costitutiva della cancellazione delle società.

Ribadendo che, comunque si sia venuta a determinare la cancellazione di una società di capitali (ma anche, per estensione, di persone), ciò ha l’effetto di comportarne l’estinzione, dando corso a un vero e proprio fenomeno successorio, in forza del quale le obbligazioni della stessa si trasferiscono ai soci.

Tuttavia, i soci / “successori” rispondono – a seconda della responsabilità prima rivestita – nei limiti di quanto riscosso a seguito di liquidazione, o illimitatamente.

Ciò premesso, la società attrice o convenuta, ricorrente o resistente, una volta estinta, non potrà più essere soggetto e protagonista della vicenda processuale che la riguarda.

Il “dictum” della Suprema Corte si innesta nell’alveo di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che ha presso le mosse nelle sentenze" gemelle" n. 4060, 4061, 4062/10, che, rifacendosi alla dottrina specifica, ravvisarono nelle modifiche apportate dal legislatore al testo dell'articolo 2495 c.c., rispetto alla formulazione del precedente articolo 2456, che disciplinava la medesima materia, una portata innovativa, per cui la cancellazione di una società di capitali dal Registro delle Imprese, ora è da considerarsi senz’altro produttiva di un effetto estintivo destinato a operare in coincidenza con la cancellazione, se questa ha avuto luogo in data successiva al 1 gennaio 2004.

Inoltre, ritenuta la questione della legittimazione attiva o passiva della società estinta per cancellazione, come questione di notevole importanza, le Sezioni Unite della Cassazione, con le sentenze n. 6070/13 e n. 6071/13 hanno statuito che il giudizio in cui la società attrice o convenuta sia cancellata dal R.I. e, quindi, estinta può essere proposto o proseguito nei confronti dei soci, ove si tratti di giudizio in cui i creditori abbiano convenuto in giudizio la società, mentre il giudizio può proseguire a iniziativa dei soci nel caso di rapporti attivi della società.

Perciò, con la riforma dell'articolo 2495 c.c., comma 2, - il comma 1 riproduce il contenuto di cui all'articolo 2456 c.c., comma 1, - la cancellazione ha assunto efficacia costitutiva e i creditori insoddisfatti possono notificare la propria domanda contro i soci e i liquidatori presso l'ultima sede della società e possono agire anche nei confronti del liquidatore (deve intendersi, però, per risarcimento dei danni) se il mancato pagamento dei debiti sociali sia dipeso da colpa di questi.

Peraltro, in definitiva, l'efficacia costitutiva della cancellazione, anche nel caso in cui sia stata disposta dall'ufficio del R.I. sotto la sorveglianza del giudice, con controllo formale del procedimento, determina l’estinzione della stessa e configura un fenomeno di tipo successorio in virtù del quale le sue obbligazioni si trasferiscono ai soci, i quali ne rispondono nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente a seconda che, “pendente societate”, essi fossero o meno, illimitatamente responsabili per i debiti sociali.

La questione è di grande rilevanza pratica, atteso che non è infrequente imbattersi in casi in cui creditori insoddisfatti diano corso ad azioni in danno di società, salvo scoprire in corso di causa - a loro spese … - che la debitrice, ormai non è più, perché cancellata dal Registro delle Imprese!

Il pericolo è particolarmente grave nei casi in cui ai soci non sia stato liquidato nulla all’atto della cessazione del procedimento di liquidazione (quando si sia verificato), o si sia giunti alla cancellazione in forma di ordinanza del giudice del R.I. quale effetto sanzionatorio per il mancato deposito del bilancio per tre anni consecutivi cosi che mancando la fase liquidatoria non sarebbe possibile per i criteri dettati dalla Legge, agire nei confronti dei soci fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio o perché, mancando la fase liquidatoria nonostante il provvedimento di cancellazione la società ha continuato a operare.

Tutto ciò considerato, si dovrà agire con estrema prudenza nelle fasi precedenti l’azione giudiziaria (soprattutto, come oggi avviene con spiacevole frequenza, nei casi in cui la nostra controparte sia una società di dubbia “vitalità”, magari con attività, di fatto, cessata da tempo), al fine di evitare di trovarsi a dovere fare i conti, prima con un’eccezione di difetto di legittimazione passiva (con sentenza che ci condannerà, con alta probabilità, alle spese di lite!), poi con la necessità di individuare i soci / successori (cosa non sempre agevole …), magari solo per scoprire che nei loro confronti non si potrà sperare in alcuna soddisfazione, perché soggetti che nulla ricevettero in sede di liquidazione della società.

Avv. Stefano Busatti

     

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